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    January 17

    e per gli appassionati come me...ecco la EOS 5D...

    frontviewCanon5D-001allroundviewCaratteristiche

    • Sensore CMOS da 12,8 MP a pieno formato
    • Velocità di scatto di 3 fps, raffica di 60 immagini JPEG
    • Sistema AF a 9 punti con 6 punti assistenza AF
    • Display LCD da 2,5"
    • Elaborazione dell’immagine "Picture Style"
    • DIGIC II
    • Registra immagini RAW/JPEG
    • Software Digital Photo Professional
    • Corpo compatto in lega di magnesio
    • Opzioni per la connettività

     

    Un occhio sensibile ne merita un altro.

     



    A pieno formato
    Senza rifilature o ingrandimenti, il sensore CMOS a pieno formato (35,8 x 23,9mm) della EOS 5D, da 12,8 Megapixel, offre una totale libertà d’espressione. I grandangolari rimangono ampi ed il mirino è luminoso ed aperto. Le minime gradazioni cromatiche sono riprodotte senza problemi nel caso di ombre, tonalità intermedie e luci particolarmente forti. Un filtro passa-basso e un circuito on-chip eliminano il rumore e i falsi colori. Le impostazioni ISO L:50 e H:3200 infine ampliano la tradizionale gamma 100-1600.

    3 fps
    EOS 5D può scattare una raffica di 60 immagini JPEG alla velocità di 3 fps.

    Messa a fuoco automatica e flash
    È supportato un sistema AF a 9 punti con 6 punti di assistenza AF, per migliorare il tracking del soggetto. Le modalità AF includono One Shot AF, AI SERVO AF e AI FOCUS AF. L’E-TTL II comunica con i flash Speedlite della serie EX, per esposizioni estremamente accurate, anche nei casi in cui i soggetti siano riflettenti o decentrati.

    Ampio LCD
    Illuminato da 6 LED, il luminoso monitor LCD da 2,5" e 230K pixel è visibile da 85 praticamente in tutte le direzioni.

    Picture Style
    Le pre-impostazioni "Picture Style" semplificano il controllo dell’elaborazione delle immagini direttamente nella fotocamera, e includono la modalità monocromatica per le riprese in bianco e nero con filtro ed effetti cromatici. Le pre-impostazioni "Picture Style" possono essere adattate a diversi tipi di pellicola, ognuno dei quali offre una diversa risposta cromatica. Ogni impostazione prevede il controllo di nitidezza, contrasto, tonalità cromatiche e saturazione.

    DIGIC II
    DIGIC II offre una resa del colore precisa ed accurata. Veloce ed efficiente, DIGIC II minimizza il consumo energetico per una maggiore durata della batteria, e permette di avviare la fotocamera in soli 0,2 secondi.

    JPEG e RAW
    Le immagini JPEG e RAW possono essere registrate simultaneamente.

    Software Digital Photo Professional
    Il software Digital Photo Professional consente una rapidissima elaborazione delle immagini RAW senza alcuna perdita.

    Compatta e robusta
    Il corpo compatto e robusto, in lega di magnesio, della EOS 5D pesa solo 810 grammi ed è ideale per incarichi che richiedono discrezione.

    Opzioni e connettività
    EOS 5D è compatibile con più di 60 obiettivi EF (eccetto gli EF-S) e con tutti i flash Speedlite della serie EX. È possibile effettuare riprese in piena libertà grazie al trasmettitore wireless WFT-E1 opzionale. L’interfaccia USB 2.0 Hi-Speed consente un rapido caricamento dei file, mentre l’uscita video permette la visione sul televisore. Un gruppo batteria opzionale, in lega di magnesio, estende i tempi di scatto ed offre comode riprese in modalità Ritratto grazie al rilascio verticale dell’otturatore. Uno schermo per la messa a fuoco opaco è intercambiabile con le opzioni Grid e Easy Manual Focus.

    January 15

    le bellezze della città eterna ... piccola spiegazione inerente ai monumenti fotografati!!!

    BASILICA DI SAN PIETRO: 
     La suggestiva piazza insieme al colonnato del Bernini fanno da cornice alla chiesa più grande della Cristianità, dominata dalla grandiosa cupola del Michelangelo. La costruzione della basilica si estende attraverso il XVI sec. ad opera di Michelangelo, Giacomo della Porta e Domenico Fontana. La basilica sorge sopra le fondamenta di una chiesa paleocristiana, che la tradizione vuole costruita sopra la tomba dell'Apostolo.

    Fu solamente con l'impero di Costantino e il riconoscimento della religione cristiana come culto ufficiale dell'impero romano che si gettarono le fondamenta della basilica paleocristiana di San Pietro.
    I lavori, avviati nel 315 d.C., giunsero a compimento circa undici anni più tardi, quando papa Silvestro II consacrò la chiesa con una cerimonia solenne. Dopo più di un millennio di storia l'edificio, nel quale erano anche ospitati alcuni affreschi di Giotto, era ormai in una condizione di pesante degrado quando Papa Nicola V ne decise un radicale restauro affidato a Leon Battista Alberti e a Bernardo Rossellino.
    Dopo la morte del Pontefice, tuttavia, Papa Giulio II decise di interrompere i lavori varando il progetto per la costruzione di una nuova cattedrale.
    Nel 1506 d.C. l'incarico venne affidato al Bramante che cominciò con l'abbattere la basilica preesistente e con il gettare le basi di quella che sarebbe stata la più grande cattedrale della Cristianità.
    Negli oltre cento anni necessari a portare a compimento i lavori della Basilica si alternarono alla direzione della "Fabbrica di San Pietro" i più famosi artisti dell'epoca; da Raffaello Sanzio, che intorno al 1514 d.C scelse di trasformare l'impianto dell'edificio bramantesco in una croce latina, ad Antonio da Sangallo il Giovane e a Michelangelo, che, sotto il pontificato di Paolo III, oltre a decidere di ricuperare il progetto a croce greca originale, disegnò la
    cupola di cui seguì personalmente la realizzazione fino alla morte del 1564 d.C.
    Nei circa trenta anni che seguirono, la "Fabbrica di San Pietro" venne affidata prima alla direzione del Vignola e poi a quella degli architetti Giacomo Della Porta e Domenico Fontana a cui si deve ascrivere il merito di aver portato a compimento intorno al 1588 d.C. il progetto michelangiolesco della cupola.
    La Basilica di San Pietro raggiunse l'attuale aspetto grazie all'intervento di Carlo Maderno, che, ritornò all'impianto basilicale a croce latina, e definì l'aspetto scenografico della facciata caratterizzato dalla scalinata, le colonne affioranti nelle murature, le finestre con la loggia delle benedizioni al centro ed in alto le tredici statue di Gesù, Giovanni Battista e gli apostoli.
    I lavori sulla basilica si conclusero sotto il pontificato di Urbano VIII nel 1626 d.C., ma solamente fra il 1655 d.C. ed il 1667d.C. per volere di Alessandro VII, Bernini progettò e realizzò il grande portico a colonnato di
    Piazza San Pietro e pose al centro l'obelisco del I secolo a.C. proveniente da Eliopoli.
    La Basilica di San Pietro, oggi in grado di accogliere 20000 fedeli, è alta oltre 130 metri e lunga circa 190, i soffitti delle navate raggiungono quasi i 44 metri e la cupola circa i 120 metri all'interno ed i 136 sulla lanterna esterna; gli interni, caratterizzati dalle vastissime decorazioni a mosaico, sono anche lo scrigno prezioso per alcune delle più celebri opere d'arte al mondo, quali ad esempio il
    Baldacchino del Bernini e la statua della Pietà di Michelangelo.

    COLOSSEO:

    Il Colosseo, denominato dagli antichi Romani "Anphitheatrum Flavlum", fu costruito dall'Imperatore Vespasiano, nel 72 d.c. circa, e inaugurato da suo figlio Tito nell'80 d.c.
    L'edificazione avvenne nell'area occupata dall'enorme palazzo di Nerone, la Domus Aurea, costruita dopo il grande incendio di Roma del 64, che doveva essere una valle racchiusa tra i colli della Velia, Palatino,Celio, Oppio, e Fagutale ed era attraversata da un corso d'acqua che correva in direzione del Tevere lungo un percorso che segue grosso modo l'attuale via di San Gregorio.
    La presenza del laghetto fu abbondantemente sfruttata per risparmiare sulle fondamenta, realizzate in pilastri di travertino poggianti su un anello di calcestruzzo continuo, intervallato solo da alcuni fognoli per lo scorrimento delle acque di falda che, altrimenti, avrebbero allagato tutta l’area.
    Nelle vicinanze era presente una statua colossale di Nerone, dal quale la leggenda vuole che derivi il nome Colosseo. Dopo l'uccisione di questo imperatore la statua venne rimodellata per raffigurare Sol il dio del Sole, aggiungendo l'appropriata corona solare. Il Colosso venne quindi spostato dalla sua originale collocazione per far posto al tempio di Venere e Roma sotto Adriano. Il sito del basamento della statua colossale dopo lo spostamento è attualmente segnato da un moderno basamento in tufo.

    la struttura originale doveva essere molto particolare: per i regni di Vespasiano e di Domiziano sono note all’interno del Colosseo delle naumachie, cioè delle battaglie navali. Questo può significare che originariamente la pavimentazione del Colosseo doveva essere tale da consentire una grande portata d’acqua, magari proprio mantenendo l’originale stagno nato per la casa di Nerone.
    La grande platea di fondazione, a forma di corona ellittica, aveva uno spessore di tredici metri e nel suo interno gli ingegneri romani ricavarono una serie di canalizzazioni per il deflusso delle acque piovane. Una volta costruito l'elevato del monumento, si procedette all'interramento delle aree circostanti fino a raggiungere il piano attuale della piazza che venne poi lastricato. I tavolati della vasta area dell'arena poggiavano su una serie di muri paralleli, nei quali vennero ricavati gli alloggiamenti degli ascensori che venivano utilizzati per trasportare le belve e i gladiatori.
    Ai sotterranei del Colosseo, illuminati dalle torce e dalle lampade ad olio, si accedeva attraverso quattro corridoi posti lungo gli assi dell'edificio, così che era possibile raggiungere questi ambienti anche con i carri. Il cripotoportico a nord collegava i sotterranei del Colosseo con il Ludus Magnus (la vicina caserma dei gladiatori), dove esisteva una serie di edifici di abitazione che si aprivano su un cortile con palestra scoperta di forma ellittica, un anfiteatro in miniatura. Dai sotterranei, presso il palco dove l'imperatore assisteva agli spettacoli, salgono alcune scalette, che consentivano il collegamento diretto con il palco imperiale. Da questo parte un altro corridoio ipogeo, illuminato da lucernari, che in origine aveva un rivestimento in marmo e la volta decorata con stucchi dipinti, era utilizzato dagli imperatori per accedere al Colosseo senza essere visti.
    All'interno la cavea con i gradini per i posti degli spettatori era suddivisa in cinque settori orizzontali (maeniana), riservati a categorie diverse di pubblico: il settore inferiore, riservato ai senatori e alle loro famiglie, aveva gradini ampi e bassi che ospitavano seggi di legno (subsellia); seguivano il maenianum primum, con otto gradini di marmo, il maenianum secundum, suddiviso in imum (inferiore) e summum (superiore), ancora con gradini in marmo, e infine il maenianum summum, con circa undici gradini lignei all'interno del portico che coronava la cavea (porticus in summa cavea): i resti architettonici di quest'ultimo appartengono ai rifacimenti di epoca severiana o di Gordiano II.
    I diversi settori erano separati da alti podi (precinctio), nei quali si aprivano le porte di accesso (vomitoria), protetti da transenne in marmo (risalenti ai restauri del II secolo d.c. Sui gradini sono incise le indicazioni dei posti e sulla balaustra del podio venivano iscritti i nomi dei senatori a cui i posti inferiori erano riservati.
    Gli spettatori raggiungevano il loro posto entrando dalle arcate loro riservate. Ciascuna delle 74 arcate per il pubblico era contraddistinta da un numerale, inciso sulla chiave di volta, per consentire agli spettatori di raggiungere rapidamente il proprio posto.

    Negli anni, incendi, terremoti e l'uomo inflissero dei colpi piuttosto pesanti al Colosseo:
    Nel 217 d.c. un incendio distrusse le strutture superiori; l’edificio venne ristrutturato da Eliogabalo e da Alessandro Severo, e fu riaperto nel 222 senza che i lavori fossero terminati. Ci furono altri incendi nel 250/252 e nel 320 che crearono danni al Colosseo e ci furono altre ricostruzioni sotto Costantino e re Odoacre (Odoacre, primo dei re barbari di Roma) nel 476 - 483 d.c.
    Dopo la caduta dell’impero Romano ci furono altre opere di risanamento in seguito ad un’altro terremoto avvenuto intorno al 484 o 508. Ad un certo punto il grande Anfiteatro Flavio fu abbandonato e nel VI secolo adibito ad area di sepoltura; in seguito, usato come abitazione.
    Nell’alto medioevo il Colosseo diventò fortezza dei Frangipane e degli Annibaldi fino al 1312, quando intervenne l’imperatore Enrico VII che lo riconsegnò al Senato e quindi al popolo romano.
    I terremoti del 1231 e del 1349 portarono altri danni al Colosseo che oramai in rovina venne abbandonato di nuovo. Il triste destino lo fece diventare una cava di marmo usato per costruire nuovi edifici tra i quali i più noti, il palazzo Venezia e della Cancelleria. I blocchi di travertino vennero asportati o vennero usati quelli caduti per opera delle catastrofi naturali, per costruire il palazzo Barberini nel 1703 e per il porto di Ripetta. Un detto famoso che faceva parte di una descrizione del "saccheggio" del Colosseo dice: "Quod non fecerunt Barbari, fecerunt Barberini" (Ciò che non fecero i barbari, fecero i Barberini).
    Nel corso del giubileo del 1675 assunse il carattere di luogo sacro in memoria dei molti martiri cristiani qui condannati al supplizio e nel 1744 Papa Benedetto XIV lo consacrò alla passione di Cristo e vi fece costruire le 15 tappe della Via Crucis, in memoria dei martiri cristiani sacrificati nell’arena.
    In seguito ai dissesti strutturali si ebbero i primi restauri: speroni a sostegno delle estremità rimaste in piedi della facciata furono costruiti nel 1807 ad opera di Raffaele Stern e nel 1827 da Luigi Maria Valadier, che ricompose nella nuova opera parte delle strutture già crollate. Altri restauri nell'interno si ebbero tra il 1831 e il 1846. Contemporaneamente si iniziò a liberare il monumento dall'interro con gli scavi diretti da Carlo Fea nel 1811 e 1812 e con quelli di Pietro Rosa (1874-1875).

    Nel 1938 e 1939 furono completamente scavate le strutture sotterranee dell'arena, in parte alterate dalle ricostruzioni.

    FONTANA DI TREVI:

    Uno dei simboli di Roma, la settecentesca Fontana di Trevi, felice connubio di classicismo e barocco, progettata da Nicolò Salvi, è recentemente tornata ai suoi originari splendori dopo il restauro durato diversi anni. La fontana è appoggiata a Palazzo Poli, che verrà adibito a Museo Nazionale degli Strumenti per l'incisione e la stampa. La leggenda dice che se un turista lancia una moneta nella fontana voltato di spalle ritornerà di sicuro a visitare la città eterna.